La banca chiede “interessi sugli interessi” a società fallita, il giudice le dà torto: debito cancellato

A presentare il ricorso contro Unicredit sono stati i tre garanti che avevano firmato la fideiussione e che rischiavano di dover pagare oltre centomila euro.

Il giudice condanna la banca e azzera il debito dell’azienda fallita. A presentare il ricorso, vinto, contro Unicredit sono stati i rappresentanti di una società fallita alcuni anni fa. I conti erano stati chiusi, i libri contabili archiviati ma dalla banca era arrivato un decreto ingiuntivo per uno scoperto di poco più di 102 mila euro. Quei soldi sono il calcolo degli interessi sugli interessi scaduti di una fideiussione del 2012 legata al conto corrente della società. In pratica la banca pretendeva dai suoi ex correntisti gli interessi sugli interessi maturati dalla fideiussione.

Con questo sistema il debito cresce in modo esponenziale e ne avrebbero fatto le spese i tre garanti della società che avevano firmato il contratto di fideiussione con la banca. Accanto alla firma di garanzia di questi contratti c’è spesso una clausola che recita: “Pagamento a semplice richiesta e senza opporre eccezioni”: in altre parole chi firma l’accordo accetta di pagare il conto alla fine senza discutere e contestare le voci indicate. Ma i tre garanti della società torinese hanno deciso di far valere le loro ragioni davanti al giudice Maurizia Giusta che ha emesso la sentenza il 9 gennaio.

Gli imprenditori si sono rivolti ai legali Christian Fragalà e Massimiliano Bione per aprire un contenzioso, sostenendo che quelle somme non erano dovute. Il giudice ha dato loro ragione. “Gli interessi scaduti possono produrre interessi solo per effetto di una convenzione posteriore alla loro scadenza”. La capitalizzazione degli interessi, secondo il tribunale, “non era consentita” e quindi “il decreto ingiuntivo va revocato”. Alla banca tocca anche il pagamento delle spese legali sostenute dai garanti.

“Per noi la soddisfazione è duplice – spiegano Bione e Fragalà – Non solo la revoca di un decreto ingiuntivo per somme non dovute, ma anche il consolidamento di un importante principio di diritto che, se correttamente applicato dai tribunali, impedirà a molte banche di abusare della propria posizione dominante danneggiando molti ignari correntisti”.